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Strumenti open source per la didattica digitale

Lesson 01 of 14

[01] Nella tana del Bianconiglio Digitale

From Openness in Education
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Overview

Un viaggio tra alternative open source per la didattica e la comunicazione, esplorando il Fediverso e le sue implicazioni su privacy, competenze e indipendenza digitale. Tommaso ed Elena guidano l’ascoltatore tra consapevolezza, esempi pratici e scelte informate.

Strumenti open source per la didattica digitale: [01] Nella tana del Bianconiglio Digitale — full transcript

Consapevolezza digitale e scelte educative

b96eaa08: Benvenuti a questo primo episodio di "Openness in Education". I dialoghi fanno riferimento a un ciclo di webinar che si è tenuto nel 2022 presso il corso di Laurea in Digital Education dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

b96eaa08: Io sono Tommaso Minerva, e oggi, insieme a Elena Ferri, vi accompagniamo in questo viaggio un po’ particolare.

b96eaa08: Elena, sei pronta a scegliere la pillola rossa?

Unknown Speaker: Prontissima, Tommaso!

Unknown Speaker: Anche se, devo ammettere, ogni volta che sento parlare di pillole colorate mi viene in mente Matrix e mi chiedo: ma davvero siamo pronti a vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio digitale?

b96eaa08: Eh, la domanda è proprio quella. Matrix, 1999, se non sbaglio. O era il 2000? No, no, era il '99. Comunque, la metafora è perfetta: pillola blu, resti nel mondo che conosci, tutto comodo, tutto già pronto.

b96eaa08: Pillola rossa, ti svegli e scopri che il digitale non è solo quello che ti viene messo davanti agli occhi. Ecco, nel mondo dell’educazione, spesso scegliamo la pillola blu senza nemmeno accorgercene.

Unknown Speaker: Sì, perché la maggior parte delle scuole, università, istituti... scelgono soluzioni proprietarie. Google, Microsoft, Facebook, insomma, i soliti noti. E questo si è reso particolarmente evidente durante il lockdown del COVID19.

Unknown Speaker: Ma perché? È solo questione di comodità?

b96eaa08: Comodità, certo, ma anche perché ci viene offerto tutto... “gratuitamente”. O almeno così sembra. Ti racconto un aneddoto: qualche mese fa, in una mia lezione, ho chiesto agli studenti: “Se poteste scegliere, pillola rossa o pillola blu per la vostra vita digitale?” Beh, la maggioranza ha scelto la rossa, almeno a parole. Ma poi, quando si tratta di cambiare davvero, la comfort zone è dura da lasciare.

Unknown Speaker: E non li biasimo, sai? Perché spesso non si conoscono le alternative. Eppure, esistono. Ambienti open source, piattaforme federate... ma ne parleremo tra poco. Intanto, la consapevolezza è il primo passo. Scegliere consapevolmente. Anche non scegliere è già una scelta, spesso inconsapevole ma dalle tante implicazioni.

b96eaa08: Esatto. E il nostro obiettivo qui non è dire cosa sia meglio o peggio, ma fornire un piccolo contributo per aumentare la consapevolezza. Perché oggi, davvero, le alternative ci sono. E non sono solo per i boomer nostalgici o per i nerd, come si diceva una volta.

Costi nascosti e dipendenza dalle piattaforme

Unknown Speaker: Ecco, Tommaso, parliamo un attimo di costi. Perché durante il Covid-19 c’è stata un’esplosione dell'adozione, in emergenza, di piattaforme digitali nelle scuole. Tutti su Classroom, Teams, Zoom... ma davvero era tutto gratis?

b96eaa08: Eh, qui entra in gioco il vecchio proverbio: “Quello che non si paga in lino, si paga in lana”. Sembra tutto gratuito, ma in realtà paghiamo con i nostri dati, con la profilazione, con la pubblicità mirata. E poi c’è il lock-in: una volta che sei dentro, uscire costa fatica, tempo, e spesso soldi. Non è inconsueto che una soluzione ti venga proposta gratuitamente e poi piano pianino ti venga chiesto di pagare il servizio. Se hai investito tempo ed energie poi risulta molto difficile cambiare scenario.

Unknown Speaker: Sì, e non solo. Analizzando i dati sull’uso di Google Classroom, ho notato che molti studenti e docenti hanno perso competenze nel gestire strumenti diversi, soprattutto open source. È come se, affidandoci sempre alle stesse piattaforme, ci dimenticassimo come si fa a “guidare” altri tipi di strumenti digitali.

b96eaa08: Sì, è una sorta di “sterilizzazione” delle competenze interne. E poi, quando usi una piattaforma proprietaria, le regole non le fai tu. Le accetti, punto. E se domani cambiano, ti adatti. Non puoi discutere, non puoi personalizzare.

Unknown Speaker: E per le scuole, che spesso lavorano con minori, la questione della privacy è ancora più delicata. Chi tutela davvero i dati degli studenti? E siamo sicuri che sia accettabile per una scuola primaria o per una scuola media, che coinvolge dei minori, quello che magari va bene per un adulto o per un privato cittadino?

b96eaa08: Ecco, qui la domanda diventa: vogliamo continuare a pagare in lana, cioè con i nostri dati e la nostra indipendenza, o siamo disposti a pagare in lino, magari con un po’ più di fatica, ma mantenendo il controllo?

Unknown Speaker: E non è solo una questione di soldi. È una questione di autonomia, di crescita delle competenze, di poter scegliere davvero. E, come dicevi tu prima, anche il non scegliere è una scelta.

Fediverso: comunità autonome e nuove competenze

b96eaa08: E allora, parliamo di alternative. Il Fediverso, per esempio. Non è solo una moda da smanettoni, ma un insieme di protocolli aperti, come ActivityPub, Diaspora, Matrix... che permettono a diverse piattaforme di comunicare tra loro, un po’ come la posta elettronica ai suoi inizi.

Unknown Speaker: Sì, e la cosa interessante è che ogni organizzazione può avere la sua “istanza”, cioè il suo spazio, ma restare in contatto con le altre. Così si certifica l’identità, si proteggono i dati, e si crea una comunità autonoma. E per la scuola, questo significa più indipendenza e più privacy.

b96eaa08: E anche più competenze. Ti racconto di una scuola che ha adottato una piattaforma basata su Matrix. All’inizio c’era un po’ di scetticismo, eh, lo ammetto. Ma dopo qualche mese, studenti e docenti hanno imparato a gestire la piattaforma, a risolvere piccoli problemi tecnici, a capire come funziona davvero la comunicazione digitale. E soprattutto, hanno capito che i loro dati restavano “in casa”. Si è assistito a un aumento sia delle competenze digitali sia della consapevolezza a tutto vantaggio di quella che viene chiamata 'Digital Literacy'.

Unknown Speaker: E questo è un vantaggio enorme, soprattutto per chi lavora con minori. Ma anche per la crescita delle competenze digitali: imparare a usare strumenti diversi, capire come funzionano i protocolli, non essere solo utenti passivi.

b96eaa08: Certo, non è tutto rose e fiori. Serve impegno, serve formazione, e magari qualche errore di percorso. Ma il risultato è una scuola più autonoma, più consapevole, e meno dipendente dai grandi monopoli digitali.

Unknown Speaker: Ecco, forse la vera pillola rossa è proprio questa: scegliere di essere protagonisti, non solo spettatori, del proprio percorso digitale. E il Fediverso può essere una strada, non l’unica, ma sicuramente interessante.

b96eaa08: Direi che per oggi abbiamo scavato abbastanza nella tana del Bianconiglio Digitale. Ma il viaggio continua, vero Elena?

Unknown Speaker: Assolutamente sì, Tommaso. Nelle prossime puntate esploreremo altre alternative, altri strumenti, e magari qualche storia di chi ha già scelto la pillola rossa.

b96eaa08: Grazie a tutti per averci ascoltato. Elena, è sempre un piacere chiacchierare con te.

Unknown Speaker: Il piacere è mio, Tommaso. Alla prossima!

b96eaa08: Ciao a tutti e... "Buona consapevolezza digitale!"