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Strumenti open source per la didattica digitale

Lesson 02 of 14

[02] Università e Open Source: Opportunità Sfruttate a Metà

From Openness in Education
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Overview

Un episodio che esplora i servizi open source offerti dal consorzio GARR e Cineca alle università italiane, analizzando perché spesso non vengono adottati. Elena e Tommaso indagano sulle motivazioni culturali e pratiche dietro la preferenza per piattaforme più note come Google Meet e Teams.

Strumenti open source per la didattica digitale: [02] Università e Open Source: Opportunità Sfruttate a Metà — full transcript

Le infrastrutture pubbliche e l’offerta open source

Unknown Speaker: Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education! Io sono Elena Ferri, e con me c’è come sempre Tommaso Minerva. Oggi parliamo di un tema che, secondo me, è un po’ il cuore di questa serie: le infrastrutture pubbliche e i servizi open source che, in teoria, dovrebbero essere la spina dorsale delle nostre università.

Tommaso Minerva: Ciao Elena, ciao a tutti. Sì, guarda, è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Pensa che il consorzio Cineca, per esempio, offre da anni servizi di posta elettronica basati su ambienti open source, completamente gratuiti per gli atenei. E poi c’è la rete GARR, che mette a disposizione strumenti come Big Blue Button, infrastrutture Bluetooth... insomma, una serie di soluzioni tecniche davvero solide, consolidate, efficienti. E sono tutte interne alla rete universitaria, quindi anche dal punto di vista della sicurezza e della privacy, siamo su un altro livello rispetto alle piattaforme commerciali.

Unknown Speaker: Sì, eppure sembra quasi che queste opportunità passino inosservate. Tommaso, tu hai avuto un’esperienza diretta con queste infrastrutture pubbliche, vero?

Tommaso Minerva: Eh, guarda, la prima volta che mi sono avvicinato a queste infrastrutture pubbliche, sono rimasto davvero sorpreso. Mi aspettavo qualcosa di, non so, un po’ macchinoso, invece mi sono trovato davanti a strumenti avanzatissimi, pronti all’uso, e... nessuno li usava! Cioè, letteralmente nessuno. Mi ricordo che chiesi: “Ma quanti atenei stanno usando questa piattaforma?” E la risposta fu: zero. Nessuno. E la cosa assurda è che queste infrastrutture sono pagate dagli stessi atenei! È come avere una nuovissima auto elettrica in garage e continuare a utilizzare un vecchio diesel!

Unknown Speaker: Questa immagine mi fa sempre sorridere, ma è proprio così. E non è solo una questione tecnica, perché l’architettura c’è, è solida, è pronta. Quindi, perché noinn viene sfruttata?

Le scelte delle università: tra cultura e abitudine

Tommaso Minerva: Eh, qui entriamo in un terreno un po’ scivoloso. Prendiamo Big Blue Button, per esempio: una piattaforma open source per videoconferenze, perfettamente funzionante, integrata nella rete universitaria. Eppure, sai quante università italiane la usano? Nessuna. Zero. È una statistica che fa riflettere.

Unknown Speaker: E la domanda che ci facciamo tutti è: perché? Io, sinceramente, credo che sia una combinazione di pigrizia e abitudine. Cioè, durante l’emergenza, tutti si sono buttati su Google Meet, Teams, Zoom... piattaforme che conoscevano già, che sembravano più facili, più immediate. E da lì non si sono più spostati.

Tommaso Minerva: Sì, e secondo me c’è anche una questione di consapevolezza. O meglio, di mancanza di consapevolezza. Non si conoscono le alternative, o magari si pensa che siano troppo complicate, o che non funzionino bene. Ma spesso è solo una questione di abitudine, di comfort zone.

Unknown Speaker: Guarda, ti racconto un episodio che mi è capitato proprio in ateneo. Durante una riunione, ho proposto di provare una piattaforma open source per le nostre riunioni online. La reazione è stata... come dire... di scetticismo totale. “Ma chi la conosce? E se non funziona? E se perdiamo tempo?” Alla fine, ovviamente, siamo tornati su Teams. È come se ci fosse una barriera invisibile, una resistenza al cambiamento che va oltre la tecnologia.

Tommaso Minerva: Sì, è proprio così. E mi viene da pensare che, come dicevamo anche nella scorsa puntata, c’è una questione culturale di fondo. Scegliere la strada più facile, quella già battuta, è sempre più comodo che mettersi in gioco e imparare qualcosa di nuovo.

Pillola blu o pillola rossa: la consapevolezza tecnologica

Unknown Speaker: E qui torniamo all’analogia che avevamo già accennato: la pillola blu o la pillola rossa. Prendere la pillola blu significa continuare a usare Google Meet, Teams, senza farsi troppe domande. La pillola rossa, invece, è la consapevolezza: scegliere soluzioni open source, magari più impegnative all’inizio, ma che ti danno autonomia, controllo, e anche una crescita di competenze digitali.

Tommaso Minerva: Sì, e la domanda che dovremmo farci è: quali vantaggi reali potremmo ottenere se le università italiane adottassero davvero queste soluzioni open? I

Tommaso Minerva: o penso a una maggiore indipendenza, una gestione più sicura dei dati, e anche la possibilità di personalizzare gli strumenti secondo le nostre esigenze. E poi, scusa, c’è anche un aspetto di formazione: imparare a usare questi strumenti significa anche sviluppare competenze che poi restano, che fanno crescere la comunità accademica.

Unknown Speaker: Assolutamente. E se guardiamo fuori dall’Italia, ci sono università che hanno adottato Big Blue Button con successo. Penso a certi atenei esteri dove la piattaforma è diventata lo standard, proprio perché offre flessibilità e controllo. Da noi, invece, sembra quasi che ci si accontenti della soluzione più semplice, senza valutare davvero le alternative.

Tommaso Minerva: Sì, e forse la sfida vera è proprio questa: riuscire a far passare il messaggio che la consapevolezza tecnologica non è solo una questione di software, ma di cultura, di autonomia, di futuro. Ecco, magari la prossima volta potremmo approfondire proprio come si può iniziare questo cambiamento, anche a piccoli passi.

Unknown Speaker: Mi sembra un ottimo spunto, Tommaso. Allora ci fermiamo qui per oggi, ma continueremo a esplorare questi temi nelle prossime puntate. Grazie a tutti per averci seguito, e grazie a te Tommaso per la chiacchierata.

Tommaso Minerva: Grazie a te Elena, e grazie a chi ci ascolta. Alla prossima!