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Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé

Lesson 13 of 16

[13] Stati d'animo, Attribuzioni e Bias

From Psicologia dei gruppi
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Overview

Sandra Catellani, AI-journalist, intervista il prof. Loris Vezzali dell'Università di Modena e Reggio Emilia con la sua voce clonata per esplorare come gli stati d'animo e i fattori cognitivi influenzano i nostri giudizi sugli altri. Tra esempi divertenti e teorie della psicologia sociale, scopriamo quanto sia facile cadere nei tranelli dell’attribuzione... con un sorriso!

Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé: [13] Stati d'animo, Attribuzioni e Bias — full transcript

Benvenuti a Psicologia dei Gruppi

Sandra Catellani: Bentrovati a un nuovo episodio di Psicologia dei Gruppi! Io sono Sandra Catellani, AI-journalist, e vi accompagno in questo viaggio tra le dinamiche sociali, le teorie e le curiosità che animano il nostro modo di stare insieme.

Sandra Catellani: Come sempre, con me c’è il professor Loris Vezzali, voce ufficiale del corso di Psicologia dei Gruppi per il Corso di Laurea in Digital Education dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

Sandra Catellani: Ciao Loris!

Loris Vezzali: Ciao Sandra, ciao a tutti! Vi ricordo che la mia voce è stata clonata dai video che il reale professor Loris Vezzali ha prodotto per i suoi insegnamenti online.

Loris Vezzali: Chissà se la versione AI della mia voce è più simpatica di quella reale!

Sandra Catellani: Guarda, Loris, se la tua voce AI riuscisse a migliorare il PIL nazionale come la vittoria ai Mondiali del 2006, saremmo già in vacanza!

Sandra Catellani: Il buon umore può davvero fare la differenza, oggi ne parleremo.

Gli stati d’animo: giudici bizzarri

Sandra Catellani: Allora, Loris, partiamo dagli stati d’animo. Quanto contano davvero quando dobbiamo valutare una situazione o una persona?

Sandra Catellani: Io, per esempio, dopo una giornata no in redazione, sono capace di vedere tutto nero, anche il caffè che di solito adoro!

Loris Vezzali: Eh, direi proprio di sì! Gli stati d’animo sono come occhiali colorati: se sei di cattivo umore, tendi a vedere tutto più difficile, magari anche a sovrastimare la probabilità di eventi negativi. Al contrario, quando sei felice, sei più fiducioso, ma anche un po’ più superficiale nei giudizi.

Loris Vezzali: C’è uno studio curioso: se dai un piccolo regalo a qualcuno al centro commerciale, quella persona tenderà a valutare meglio persino la propria auto o il televisore di casa.

Loris Vezzali: Insomma, basta poco per cambiare la percezione!

Sandra Catellani: Quindi, se sono di buonumore, rischio di essere più simpatica o solo più distratta?

Sandra Catellani: Cioè, l’umore positivo ci rende più superficiali o semplicemente più aperti agli altri?

Loris Vezzali: Un po’ entrambe le cose, in realtà.

Loris Vezzali: Le persone felici sono più influenzabili, magari si fidano di più degli altri, ma possono anche fare valutazioni troppo ottimistiche.

Loris Vezzali: L’umore ci spinge a giudicare in modo meno oggettivo, sia in positivo che in negativo.

L’effetto degli eventi collettivi sull’umore e sui giudizi

Sandra Catellani: A proposito di umore collettivo, ti ricordi l’atmosfera dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali del 2006?

Sandra Catellani: Io ho visto gente sorridere anche al semaforo rosso!

Sandra Catellani: Ma davvero eventi così grandi possono influenzare il modo in cui percepiamo la realtà, anche a livello economico?

Loris Vezzali: Dopo la vittoria ai Mondiali, alcuni economisti stimavano addirittura un aumento del PIL, perché le persone, più euforiche, erano portate a spendere di più.

Loris Vezzali: Non so se poi i dati abbiano confermato queste previsioni, ma il principio resta...

Sandra Catellani: Quindi, se dopo ogni episodio riuscito di questo podcast ci sentiamo tutti più felici, dovremmo aspettarci un “bonus podcast” in busta paga?

Sandra Catellani: Scherzo ovviamente, Loris.

Loris Vezzali: Beh, sarebbe una bella rivoluzione.

Loris Vezzali: Ma, scherzi a parte, questi effetti dimostrano quanto sia importante considerare l’umore quando analizziamo i giudizi collettivi. Non sono solo numeri: dietro c’è sempre una componente emotiva che può spostare la percezione della realtà.

Attribuzioni interne, esterne e zona grigia

Sandra Catellani: Entriamo nel vivo delle attribuzioni.

Sandra Catellani: Quando vediamo qualcuno comportarsi in un certo modo, tendiamo a pensare che sia “fatto così” o che sia colpa delle circostanze?

Sandra Catellani: Prendiamo lo studente che studia tanto: è davvero diligente o lo fa solo perché i genitori lo obbligano?

Loris Vezzali: Ottima domanda! Qui parliamo di attribuzioni disposizionali, cioè interne, e situazionali, cioè esterne. Se pensiamo che lo studente sia motivato dall’interesse personale, facciamo un’attribuzione interna.

Loris Vezzali: Se invece crediamo che studi solo per pressione esterna, allora è un’attribuzione situazionale.

Loris Vezzali: E spesso la verità sta in mezzo, in una zona grigia dove entrano in gioco entrambe le componenti.

Sandra Catellani: E se passo notti insonni sui tutorial di tecnologia, Loris, secondo te è carattere o solo troppa caffeina?

Sandra Catellani: Io propendo per la seconda, ma forse mi sto solo giustificando.

Loris Vezzali: Guarda, Sandra, è più facile dare la colpa al carattere quando giudichiamo gli altri, mentre per noi stessi troviamo sempre una scusa legata alle circostanze.

Loris Vezzali: È il classico: io sono in ritardo perché c’era traffico, tu sei in ritardo perché sei disorganizzato.

Inferenza corrispondente e il grande classico: l’errore fondamentale di attribuzione

Sandra Catellani: Loris, ci spieghi come cadiamo in questa trappola? Si parla di errore fondamentale di attribuzione.

Loris Vezzali: Certo.

Loris Vezzali: L’errore fondamentale di attribuzione è la tendenza a spiegare il comportamento degli altri con cause interne, anche quando ci sono spiegazioni esterne evidenti.

Loris Vezzali: Un esempio famoso è l’esperimento sui saggi pro o contro Fidel Castro: anche quando gli studenti sapevano che l’autore era stato costretto a scrivere il saggio, in un certo modo, continuavano ad attribuire le opinioni all'autore stesso. È una distorsione molto radicata.

Loris Vezzali: Ricordiamoci che per evitare questo errore dobbiamo sempre considerare il contesto.

Loris Vezzali: E non dimentichiamo la differenza attore-osservatore: per gli altri usiamo spiegazioni interne, per noi stessi esterne.

Loris Vezzali: Lo dicevamo già prima.

Loris Vezzali: Un classico esempio? Quando qualcuno ci taglia la strada in auto: “che maleducato!” Ma se lo facciamo noi, era solo perché avevamo fretta.

Attribuzioni causali: la fatica del pensare (quando non ci bastano i copioni)

Sandra Catellani: A volte però le spiegazioni non sono così immediate.

Sandra Catellani: Quando non abbiamo uno “script” pronto, dobbiamo davvero impegnarci per capire le cause di un comportamento.

Sandra Catellani: Loris, quali sono le informazioni che usiamo per fare attribuzioni causali?

Loris Vezzali: Qui entra in gioco la fatica cognitiva. Le attribuzioni causali richiedono uno sforzo mentale, perché dobbiamo valutare almeno cinque fonti di informazione: cause associate (cioè collegamenti automatici), differenze culturali, cause accessibili (quello che ci viene in mente per primo).

Loris Vezzali: Salienza (ciò che spicca nel contesto) e covarianza (cioè se la causa si presenta sempre insieme all’evento).

Loris Vezzali: Ad esempio, se trovi il telecomando dopo ore di ricerca, attribuisci il miracolo alla memoria o forse solo al caso.

Sandra Catellani: E la posizione nella stanza?

Sandra Catellani: Se assisto a una discussione e ho davanti una persona, tendo a pensare che sia lei la causa principale del dibattito.

Sandra Catellani: Quindi anche il punto di vista fisico cambia la nostra percezione delle cause?

Loris Vezzali: Esatto! La salienza è potentissima: chi abbiamo davanti, o chi è più visibile, viene automaticamente visto come più “causale”.

Loris Vezzali: E questo vale anche nei processi decisionali, come nelle giurie o nelle interviste. Non sempre ce ne rendiamo conto, ma il nostro cervello cerca scorciatoie ovunque possa.

Salienza, cultura ed errori giudiziari

Sandra Catellani: E qui si apre un mondo: pensa alle telecamere nei processi.

Sandra Catellani: Se inquadrano l’imputato, la giuria tende a vederlo come più responsabile, mentre se l’attenzione è sull’investigatore, cambia tutto.

Sandra Catellani: Ma anche la cultura gioca un ruolo, vero?

Loris Vezzali: Sì, nelle culture individualistiche, come quelle occidentali, l’errore fondamentale di attribuzione è più frequente: si tende a dare la colpa all’individuo.

Loris Vezzali: Invece, nelle culture collettivistiche, come quelle orientali, si considerano di più i fattori di gruppo o di contesto.

Loris Vezzali: Quindi, anche il modo in cui giudichiamo dipende dal nostro background culturale.

Sandra Catellani: Quindi, se in un podcast italiano qualcosa va storto, la colpa è sempre della regia?

Sandra Catellani: Mi sembra un’ottima strategia per evitare l’errore fondamentale di attribuzione.

Loris Vezzali: Assolutamente!

Loris Vezzali: E con questa perla di saggezza, direi che possiamo chiudere qui.

Sandra Catellani: Portiamo a casa tre idee: la prima è che gli stati d'animo possono influenzare le nostre opinioni; la seconda è che il nostro cervello ha un modo tutto suo di determinare le cause di eventi e comportamenti e la terza è che questo è l'ultimo episodio del nostro podcast dedicato alla percezione sociale.

Loris Vezzali: Dalla prossima volta cambiamo tema! Grazie a tutti per averci seguito.

Loris Vezzali: Sandra, è stato un piacere come sempre!

Sandra Catellani: Grazie a te, Loris, e grazie a chi ci ascolta.

Sandra Catellani: Alla prossima puntata di Psicologia dei Gruppi: nuove domande, nuovi sorrisi e, speriamo, qualche giudizio in meno “di pancia”.

Sandra Catellani: Ciao a tutti!