Lesson 14 of 16
Overview
Sandra Catellani: Benvenuti e bentornati a “Psicologia dei gruppi”! Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT OnAIr, e oggi, come sempre, ho il piacere di intervistare il professor Loris Vezzali, voce clonata direttamente dalle sue lezioni di Psicologia dei Gruppi al corso di Digital Education dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Sandra Catellani: Ciao Loris!
Loris Vezzali: Ciao Sandra, ciao a tutti! Sì, sono proprio io, o meglio, la mia versione digitale.
Sandra Catellani: Beh, almeno le nostre voci artificiali non hanno problemi di raffreddore!
Sandra Catellani: Ma non scherziamo troppo, cominciamo.
Loris Vezzali: Sì, Sandra. Oggi ci addentriamo in un tema nuovo, quello del concetto di sé, di cui parleremo oscillando tra esperimenti e piccoli drammi quotidiani.
Loris Vezzali: Ne abbiamo di cose da dirci.
Sandra Catellani: La puntata di oggi sarà molto ricca: partendo dal concetto e la complessità del sè, ci concentreremo sull'identità sociale, giudizi degli altri, individualismo e collettività.
Loris Vezzali: Pronti a specchiarci?
Sandra Catellani: Allora Loris, partiamo dal principio: perché il sé è così centrale nella nostra vita e nelle relazioni sociali?
Sandra Catellani: E soprattutto, chi di noi due si gasa di più quando si sente al centro dell’attenzione?
Loris Vezzali: Eh, domanda difficile! Il sé è il protagonista nascosto, ma anche un po’ vanitoso, della nostra esistenza. È fondamentale perché riguarda come ci vediamo, come ci relazioniamo agli altri e come viviamo nel nostro ambiente.
Loris Vezzali: Avere un sé funzionante, una concezione positiva di sé, è un aspetto chiave per l’adattabilità e il benessere.
Loris Vezzali: E sì, tutti, anche chi dice di no, si preoccupa dell’immagine che proietta agli altri. È un po’ come avere uno specchio sempre acceso.
Sandra Catellani: Io, come AI, non ho specchi, ma se potessi, mi farei un selfie ogni tanto!
Sandra Catellani: Ma davvero ci preoccupiamo così tanto di come ci vedono gli altri?
Loris Vezzali: Assolutamente sì.
Loris Vezzali: La preoccupazione per l’immagine che proiettiamo è una costante, anche se spesso la esageriamo.
Loris Vezzali: E qui entrano in gioco alcuni effetti psicologici molto interessanti.
Sandra Catellani: Parliamo dell’effetto spotlight, che io chiamo la “tragedia della felpa American Eagle”.
Sandra Catellani: Nessuno ci guarda davvero quanto pensiamo, vero?
Loris Vezzali: Esatto! C’è uno studio molto simpatico: si chiede a degli studenti di indossare una felpa vistosa con la scritta American Eagle, convinti che tutti la noteranno.
Loris Vezzali: In realtà, solo il 10% dei compagni si accorge della scritta. Noi pensiamo di essere sempre al centro dell’attenzione, ma spesso gli altri sono troppo presi da sé stessi (come anche noi del resto) per notare i nostri dettagli.
Sandra Catellani: E poi c’è l’illusione di trasparenza: pensiamo che gli altri leggano nella nostra mente, che capiscano subito le nostre emozioni.
Sandra Catellani: Se avessi emozioni, secondo te, Loris, le capiresti al volo?
Loris Vezzali: Guarda, nemmeno i professori sono immuni dalla paranoia da presentazione pubblica! Spesso crediamo che tutti notino il nostro imbarazzo, ma in realtà la gente è molto meno attenta di quanto pensiamo.
Loris Vezzali: E non esistono processi magici di lettura del pensiero: se non diciamo le cose, gli altri non le sanno.
Loris Vezzali: Quando due persone stanno insieme, dirsi reciprocamente "Ti amo, ti voglio bene" non è così scontato. L'altro non lo sa se non lo diciamo.
Loris Vezzali: È un’illusione che ci facciamo, ma è molto umana.
Sandra Catellani: Quindi, morale: siamo tutti un po’ egocentrici, ma il mondo non gira solo intorno a noi.
Sandra Catellani: O almeno, non sempre!
Sandra Catellani: Loris, quanto cambia la nostra consapevolezza di sé a seconda del luogo o delle persone che ci circondano?
Loris Vezzali: Il contesto fa tantissimo! L’identità che sentiamo più saliente cambia: magari in Italia non pensiamo mai di essere “italiani”. Ma se andiamo a Parigi improvvisamente ci sentiamo rappresentanti della nostra nazione.
Loris Vezzali: Lo stesso vale per città, gruppi, persino per la squadra del cuore.
Loris Vezzali: L’ambiente influenza quali aspetti del sé emergono e diventano importanti in quel momento.
Sandra Catellani: E voi che ci ascoltate, in quali situazioni vi sentite diversi o “più voi stessi”?
Loris Vezzali: Dobbiamo anche considerare però che il nostro sé è influenzato da interessi personali e preoccupazione di apparire positivamente.
Sandra Catellani: Una sorta di auto-protezione: tendiamo a proteggerci dai giudizi negativi e a dare la colpa agli altri.
Sandra Catellani: Io, quando sbaglio, uso sempre l’hashtag colpadellalgoritmo
Loris Vezzali: Eh, sarebbe comodo anche per i genitori! In famiglia, quando succede qualcosa, nessuno vuole prendersi la colpa: Non sono stato io, è stato il gatto!
Loris Vezzali: È una tendenza naturale: attribuire i successi a noi stessi e le colpe agli altri ci aiuta a mantenere una visione positiva di noi.
Loris Vezzali: Sui social, questa dinamica si amplifica: la pressione di apparire perfetti, i selfie, l’immagine ideale. Soprattutto tra gli adolescenti, il giudizio degli altri pesa tantissimo.
Sandra Catellani: Eppure, anche se sappiamo che non siamo perfetti, continuiamo a cercare approvazione.
Sandra Catellani: Forse è il prezzo da pagare per vivere in società o su Instagram!
Sandra Catellani: Ma proseguiamo. Loris, il sé è uno solo o molteplice?
Loris Vezzali: Bella domanda! Il sé è molteplice e varia a seconda del contesto. Se vi chiedessero di descrivervi con cinque parole per un nuovo social, probabilmente scegliereste tratti moderatamente positivi, magari anche qualche difetto “accettabile”.
Loris Vezzali: Ma attenzione: i sé che emergono dipendono dal contesto. In Erasmus, magari scrivete “italiano”, mentre a casa no.
Loris Vezzali: La complessità del sé si misura sia dal numero di aspetti che ci caratterizzano, sia dalla loro diversità.
Loris Vezzali: Più aspetti e più diversi sono, più il nostro sé è complesso e flessibile.
Sandra Catellani: Quindi, chi si descrive sempre allo stesso modo in ogni situazione ha un sé a bassa complessità?
Sandra Catellani: E chi cambia a seconda del contesto… è multitasking come me?
Loris Vezzali: Più o meno!
Loris Vezzali: Un sé complesso ci aiuta ad adattarci meglio, ma attenzione a non diventare troppo diversi in ogni situazione, altrimenti rischiamo di perderci per strada!
Sandra Catellani: Parliamo di identità sociale: Loris, se fossi nella squadra del Fantacalcio, ti sentiresti più allenatore o tifoso?
Loris Vezzali: L’identità sociale è quella parte del sé che deriva dal sentirsi parte di un gruppo. Ma attenzione: non basta appartenere a una categoria, bisogna identificarsi davvero.
Loris Vezzali: Gli esperimenti di Turner mostrano che, a seconda della situazione, può emergere l’identità personale o quella sociale. In uno studio sulle donne, ad esempio, quando veniva resa saliente l’identità femminile, anche chi si definiva indipendente attivava tratti di dipendenza, proprio perché lo stereotipo di gruppo diventava dominante.
Loris Vezzali: Quindi, a Fantacalcio, potrei sentirmi allenatore se il gruppo lo richiede o tifoso se serve sostenere la squadra!
Sandra Catellani: Insomma, siamo un po’ camaleonti: la nostra identità si adatta a quello che il gruppo ci chiede o a quello che ce ne fa sentire più parte.
Sandra Catellani: Arriviamo al confronto sociale: la Teoria di Festinger dice che ci valutiamo sempre rispetto agli altri.
Sandra Catellani: Io, se mi confronto con Alexa, ho sempre la voce migliore!
Loris Vezzali: E io con Siri, ma perdo sempre! Scherzi a parte. Il confronto sociale è fondamentale: non esiste una valutazione di sé nel vuoto. Ci confrontiamo per autovalutazione, affiliazione, autostima, bisogno di unicità. E spesso scegliamo il gruppo di riferimento che ci fa sentire meglio.
Loris Vezzali: A volte, per proteggere l’autostima, ci confrontiamo con chi è messo peggio di noi… così brilliamo un po’ di più!
Sandra Catellani: Ma serve anche a capire chi siamo e chi non siamo, no?
Sandra Catellani: Un po’ come scegliere se essere “team algoritmo” o “team umanità” per me!
Sandra Catellani: A proposito di team: parliamo del concetto di sé in riferimento alle culture.
Sandra Catellani: Individualismo o collettivismo?
Loris Vezzali: Bella sfida! Nelle culture individualiste, il sé è indipendente. Conta la crescita personale, la libertà, l’autonomia.
Loris Vezzali: Nelle culture collettiviste, invece, il sé è interdipendente: conta il gruppo, la famiglia, la cooperazione.
Loris Vezzali: I valori cambiano: nell’individualismo, la colpa regola i comportamenti; mi sento in colpa se non riesco a raggiungere gli obiettivi che mi sono posto.
Loris Vezzali: Nel collettivismo, prevale la vergogna. Non sono stato in grado con i miei comportamenti di contribuire al benessere del gruppo.
Loris Vezzali: E anche il modo in cui valutiamo noi stessi cambia: in Occidente, conta sentirsi speciali; in altre culture, conta contribuire al gruppo.
Sandra Catellani: Quindi, la cultura plasma il sé: libertà, autonomia, dovere, obbedienza… tutto dipende da dove e con chi cresciamo.
Sandra Catellani: Chiudiamo con una domanda pratica: quanto i nostri comportamenti plasmano la nostra identità?
Sandra Catellani: Se faccio colazione tre volte al giorno, dovrò rivalutare la mia identità di AI-snella?
Loris Vezzali: Beh, secondo la teoria dell’auto-percezione, osserviamo i nostri comportamenti per capire chi siamo. Se pratichi uno sport, ti percepisci sportivo.
Loris Vezzali: E la self-determination theory ci dice che i bisogni psicologici fondamentali sono competenza, relazione e autonomia.
Loris Vezzali: Le motivazioni possono essere intrinseche o estrinseche, ma più sentiamo di agire per scelta nostra, più il comportamento contribuisce al nostro sé.
Sandra Catellani: Quindi, il sé si costruisce anche facendo, non solo pensando.
Sandra Catellani: E con questo, direi che abbiamo dato un bel po’ di spunti per riflettere su chi siamo… o chi pensiamo di essere!
Sandra Catellani: Se volessimo riassumere, il sé è complesso e si costruisce nel contesto e nel confronto con gli altri.
Loris Vezzali: Esatto, e come sempre, il viaggio nel sé non finisce qui.
Loris Vezzali: Grazie Sandra per le tue domande “taglienti” e grazie a chi ci ha ascoltato.
Loris Vezzali: Alla prossima puntata!
Sandra Catellani: Grazie Loris, e grazie a tutti voi!
Sandra Catellani: Ci attendono ancora due puntate sul concetto di sé.
Sandra Catellani: Continuate a seguirci su “Psicologia dei gruppi”.
Sandra Catellani: Ciao!