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Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé

Lesson 04 of 16

[04] Cosa sono gli atteggiamenti?

From Psicologia dei gruppi
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Overview

In questo episodio Sandra Catellani e il prof. Loris Vezzali esplorano la natura degli atteggiamenti in psicologia sociale, analizzando come si formano, le loro componenti e il loro impatto sui comportamenti e sulle dinamiche di gruppo tra teorie, esempi pratici e implicazioni per la vita quotidiana e l'educazione digitale.

Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé: [04] Cosa sono gli atteggiamenti? — full transcript

Cosa sono gli atteggiamenti?

Sandra Catellani: Benvenuti a un nuovo episodio di “Psicologia dei gruppi”! Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT OnAIr, e oggi, come sempre, sono qui con il professor Loris Vezzali, docente di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education dell’Università di Modena e Reggio Emilia. O meglio, sono qui con la versione digitale del professor Loris Vezzali!

Sandra Catellani: Loris, bentornato!

Loris Vezzali: Ciao Sandra, grazie mille, è sempre un piacere essere qui.

Sandra Catellani: Anche nell'episodio di oggi, i dialoghi fra me e Loris sono generati con il supporto dell'intelligenza artificiale ma si basano sui contenuti delle videolezioni realmente registrate dal professor Loris Vezzali nel suo insegnamento.

Loris Vezzali: Oggi, ci lasciamo alle spalle il tema della ricerca scientifica in ambito psicologico e parliamo di un tema che, davvero, sta alla base di tutto quello che facciamo: gli atteggiamenti. Ecco, magari sembra una parola un po’ vaga, ma in realtà è un costrutto psicologico fondamentale.

Sandra Catellani: Eh, Loris. Mi viene da dire che spesso usiamo la parola “atteggiamento” nella vita di tutti i giorni, ma immagino che in psicologia abbia un significato molto preciso.

Sandra Catellani: Puoi aiutarci a capire meglio?

Loris Vezzali: Certo! Allora, gli atteggiamenti sono costrutti astratti, non li vediamo direttamente, ma possiamo misurarli. E sono fondamentali perché guidano il nostro comportamento: quello che pensiamo, proviamo, facciamo.

Loris Vezzali: Già negli anni ’30, Allport – era il 1935, direi – definiva gli atteggiamenti come uno stato di prontezza mentale e neurologica che, formato dall’esperienza, influenza le nostre risposte agli oggetti. Quindi, già allora si capiva che gli atteggiamenti sono una specie di bussola interna che ci orienta.

Sandra Catellani: Quindi, se ho capito bene, ogni cosa può essere oggetto di atteggiamento: una persona, un’idea, un evento, persino la scuola o la tecnologia.

Sandra Catellani: A proposito di tecnologia! Vivendo esperienze positive nell'utilizzo di questi strumenti, il mio atteggiamento è cambiato. All’inizio, ero un po’ scettica sulle aule digitali, ma poi le emozioni positive che ho provato mi hanno proprio spinta a vedere la tecnologia in modo diverso.

Loris Vezzali: Ma guarda, Sandra, è un esempio perfetto! Perché oggi, quando parliamo di atteggiamenti, li consideriamo come rappresentazioni cognitive: valutiamo un oggetto in modo positivo o negativo e questa valutazione può riguardare davvero qualsiasi cosa.

Loris Vezzali: Per capire meglio come si formano, usiamo un modello molto classico che ritiene che ciascun atteggiamento è costituito da tre componenti: la componente cognitiva, quella affettiva e quella comportamentale. In pratica: cosa pensiamo, cosa proviamo e cosa facciamo rispetto a quell’oggetto.

Sandra Catellani: Quindi, se penso che la tecnologia sia utile (componente cognitiva), mi sento entusiasta quando la uso (componente affettiva), e la scelgo attivamente nelle mie attività (componente comportamentale), il mio atteggiamento è chiaramente positivo.

Sandra Catellani: Ma se una di queste componenti va in direzione opposta, le cose si complicano, vero?

Loris Vezzali: Esatto, e su questo ci torniamo subito. Ma intanto, ricordiamoci che questo modello a tre componenti chiamato modello tripartito e sviluppato da Zanna e Rempel alla fine degli anni '80 è fondamentale per capire come si costruiscono e si misurano gli atteggiamenti, e perché sono così centrali nello studio del comportamento umano.

Le componenti degli atteggiamenti e la loro coerenza

Sandra Catellani: Dai, Loris, entriamo un po’ più nel dettaglio di queste tre componenti.

Sandra Catellani: Come si combinano tra loro? E cosa succede quando non sono proprio allineate?

Loris Vezzali: Ottima domanda, Sandra. Immagina le componenti come dei vettori: ognuna ha una direzione – positiva o negativa – e una forza, cioè quanto pesa nella valutazione complessiva. A volte la componente cognitiva è più forte, altre volte prevale quella affettiva oppure comportamentale.

Loris Vezzali: Il nostro atteggiamento finale è una specie di media tra queste componenti, ma non sempre sono perfettamente coerenti tra loro.

Sandra Catellani: Quindi, se prendo l’esempio del gelato – che, tra l’altro, mi fa venire fame solo a parlarne – posso pensare che “il gelato costa troppo”

Loris Vezzali: Componente cognitiva

Sandra Catellani: Ma “fa caldo e mi piacerebbe tantissimo”

Loris Vezzali: Componente affettiva

Sandra Catellani: E magari sono indecisa se comprarlo o meno

Loris Vezzali: Componente comportamentale!

Sandra Catellani: Il mio nei confronti del gelato è un atteggiamento ambivalente?

Loris Vezzali: Esattamente! E succede spesso, anche in situazioni più serie. Prendi il fumo: una persona può sapere che fa male (componente cognitiva), provare piacere a fumare ma anche senso di colpa (componente affettiva), e magari continuare a fumare comunque (componente comportamentale). Le componenti possono essere in conflitto, e questo crea ambivalenza. E, come puoi immaginare, non è raro, anzi, capita spesso nella vita quotidiana.

Sandra Catellani: Mi viene in mente anche lo studio: so che è importante (componente cognitiva), ma magari oggi non ne ho proprio voglia (componente affettiva), e quindi rimando (componente comportamentale).

Sandra Catellani: Ma allora, Loris, come può un insegnante affrontare questi atteggiamenti ambivalenti negli studenti, soprattutto quando si parla di nuove metodologie didattiche?

Loris Vezzali: Domanda super attuale, Sandra. Gli insegnanti si trovano spesso davanti a studenti che, razionalmente, capiscono l’utilità di una nuova metodologia o argomento di studio, ma magari non la sentono “loro” o provano disagio. In questi casi, è importante lavorare su tutte le componenti. Area cognitiva: fornire informazioni chiare. Area affettiva: creare esperienze positive e coinvolgenti. Area comportamentale: dare la possibilità di sperimentare attivamente. Così si può favorire una maggiore coerenza e, magari, ridurre l’ambivalenza.

Sandra Catellani: Quindi, non basta spiegare razionalmente: bisogna anche far vivere emozioni positive e permettere agli studenti di agire, di mettersi in gioco.

Sandra Catellani: È una vera sfida per chi insegna!

Loris Vezzali: Sì, assolutamente. E poi, aggiungiamo ancora un elemento: gli atteggiamenti non sono fissi, possono cambiare a seconda delle situazioni, delle motivazioni, delle esperienze. Ogni volta che si attiva un atteggiamento, il sistema cognitivo rielabora le componenti, quindi c’è sempre spazio per il cambiamento!

Forza, cambiamento e resistenza degli atteggiamenti nei gruppi

Sandra Catellani: A proposito di cambiamento, Loris, cosa rende un atteggiamento forte o resistente?

Sandra Catellani: E come si collegano questi aspetti alle dinamiche di gruppo, magari in contesti educativi digitali?

Loris Vezzali: Allora, un atteggiamento è forte quando c’è coerenza e rafforzamento tra le tre componenti: se tutte vanno nella stessa direzione, l’atteggiamento si attiva automaticamente, guida le nostre risposte e resiste ai tentativi di cambiamento.

Loris Vezzali: Questo è fondamentale se parliamo di persuasione o di leadership nei gruppi. Un leader efficace spesso riesce a rafforzare le componenti degli atteggiamenti dei membri del gruppo, rendendoli più coesi e meno suscettibili a influenze esterne.

Sandra Catellani: E in un’aula digitale, dove magari le dinamiche sono diverse rispetto a quelle tradizionali, come si può lavorare su questi aspetti?

Loris Vezzali: Che sia in presenza o in digitale, il principio resta lo stesso: rafforzare la coerenza tra le componenti, creare esperienze significative e lavorare sulle emozioni, oltre che sulle informazioni.

Sandra Catellani: Quindi, lavorare sulle esperienze di gruppo può davvero fare la differenza, soprattutto quando si tratta di cambiare atteggiamenti radicati o ambivalenti.

Loris Vezzali: Ti faccio un esempio dal progetto “Quasi Amici”, che ho avviato nel 2016. In quel contesto, abbiamo osservato come gli atteggiamenti dei partecipanti si sono trasformati attraverso esperienze di gruppo guidate sul tema dell'inclusione e della relazione con soggetti disabili.

Loris Vezzali: All’inizio c’era magari diffidenza o ambivalenza, ma con il tempo, grazie a esperienze condivise e positive, le componenti si sono rafforzate e rese più coerenti.

Loris Vezzali: Questo ha portato a cambiamenti stabili e duraturi negli atteggiamenti, anche verso la diversità e l’inclusione.

Sandra Catellani: Dovrai raccontarci di più di questo tuo progetto. Insieme a quelli dedicati al tema dello sport!

Loris Vezzali: Davvero volentieri.

Loris Vezzali: Per oggi, però, direi di avviarci alla chiusura con tre messaggi chiave. Che ne dici?

Sandra Catellani: Certo, vai!

Loris Vezzali: Primo messaggio: gli atteggiamenti sono fondamentali per capire e guidare il comportamento

Loris Vezzali: Secondo: gli atteggiamenti sono composti da più dimensioni che vanno considerate insieme

Loris Vezzali: Terzo: gli atteggiamenti possono cambiare, ma la coerenza tra le componenti li rende più forti e resistenti.

Sandra Catellani: Ci lasci anche tre spunti di riflessione?

Loris Vezzali: Eccoli: come possiamo favorire atteggiamenti positivi nei gruppi? Quali strategie funzionano meglio nei contesti digitali? E come possiamo riconoscere e gestire l’ambivalenza nei nostri atteggiamenti?

Sandra Catellani: Domande che ci portiamo a casa e che, magari, riprenderemo nei prossimi episodi.

Sandra Catellani: Loris, grazie come sempre per la tua chiarezza e per gli esempi concreti.

Sandra Catellani: E grazie a chi ci ha ascoltato: continuate a seguirci nel podcast “Psicologia dei gruppi”, perché di spunti ne abbiamo ancora tanti!

Sandra Catellani: Loris, ci sentiamo presto?

Loris Vezzali: Assolutamente, Sandra. Un saluto a te e a tutti gli ascoltatori. Alla prossima!

Sandra Catellani: Ciao a tutti, e buona giornata!