Lesson 07 of 16
Overview
Sandra Catellani: Benvenuti e bentornati a “Psicologia dei gruppi”, il podcast che esplora le dinamiche sociali e i processi psicologici che ci guidano, sia online che offline. Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT On AIr. Sono qui con il professor Loris Vezzali, docente di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Ciao Loris!
Loris Vezzali: Ciao Sandra, ciao a tutti! Prontissimo per questa nuova puntata, che tra l’altro tocca uno dei miei temi preferiti, la dissonanza cognitiva.
Loris Vezzali: Cominciamo subito. Prima però vorrei ricordare a chi ci ascolta che la mia voce e le nostre discussioni sono generate da un sistema di intelligenza artificiale sulla base di videolezioni e contenuti realmente utilizzati nel corso di laurea in cui insegno.
Sandra Catellani: Grazie del reminder, Loris!
Sandra Catellani: Guarda, mi viene subito da chiederti: cos’è, in parole semplici, questa dissonanza cognitiva? Perché sembra una di quelle cose che tutti viviamo, ma magari non sappiamo darle un nome.
Loris Vezzali: Sì, in effetti la viviamo tutti. La dissonanza cognitiva è quella tensione spiacevole che proviamo quando c’è un’incoerenza tra quello che pensiamo o sentiamo e quello che facciamo.
Loris Vezzali: È come se dentro di noi sentissimo una voce che dice: Ehi, qui qualcosa non torna! E questa voce ci spinge a cercare di ristabilire coerenza, perché stare in quella tensione non è piacevole.
Sandra Catellani: Ecco, e qui entra in gioco il famoso esperimento dei chiodini, giusto? Quello in cui, confesso, ogni tanto mi confondo sui dettagli…
Loris Vezzali: Allora, l’esperimento classico è quello di Festinger e Carlsmith. I ricercatori reclutano dei partecipanti, li fanno lavorare su un compito noiosissimo: spostare chiodini su una tavoletta, avanti e indietro, per un sacco di tempo.
Loris Vezzali: Alla fine, chiedono loro di dire a un altro partecipante che il compito era divertente. Ma c’è una differenza: a metà danno 20 dollari per questa “bugia”, all’altra metà solo un dollaro.
Sandra Catellani: Quindi tutti dicono la bugia, ma cambia la ricompensa. E poi?
Loris Vezzali: In seguito, veniva chiesto loro se in effetti il compito era stato noioso o piacevole. Secondo te, a chi è che è piaciuto di più il compito? A quelli che hanno preso 20 dollari o a quelli che hanno preso un dollaro?
Sandra Catellani: Difficile da dire!
Loris Vezzali: La piacevolezza era più alta quando la ricompensa era di un solo dollaro. Chi riceveva 20 dollari poteva giustificare il proprio comportamento (la bugia) con la ricompensa. Diverso per chi riceveva solo un dollaro. Un dollaro è troppo poco per “vendere” la propria coerenza.
Loris Vezzali: Quindi, per ridurre la tensione interna, finivano per convincersi che, in fondo, il compito non era poi così male. È un esempio perfetto di come cerchiamo coerenza tra pensieri e azioni.
Sandra Catellani: Quindi chi ha preso solo un dollaro, alla fine, si convince davvero che il compito non era poi così male! Mentre chi ha preso 20 dollari, resta dell’idea che fosse noioso. Chi ha preso solo un dollaro non ha una giustificazione forte, e allora per ridurre la dissonanza… cambia il proprio atteggiamento verso il compito.
Loris Vezzali: Esatto, in pratica, quando non abbiamo una scusa esterna abbastanza forte, siamo portati a cambiare quello che pensiamo per sentirci coerenti.
Sandra Catellani: Ma questa tensione negativa, questa “energia” di cui parlava Festinger negli anni '50, è ancora chiamata così oggi?
Loris Vezzali: Bella domanda! Oggi si parla più correttamente di attivazione fisiologica. Non è solo una sensazione vaga: si è visto che davvero il corpo reagisce, con sudorazione, battito accelerato. Insomma, la dissonanza si sente anche fisicamente. E questa attivazione ci spinge a cercare coerenza.
Sandra Catellani: Mi piace questa idea che il corpo “parli” quando siamo incoerenti. E, tra l’altro, mi sembra che questo tema si colleghi bene a quello che abbiamo discusso nella scorsa puntata sugli atteggiamenti e i comportamenti, no?
Loris Vezzali: Sì, esatto! Lì parlavamo di come gli atteggiamenti influenzano i comportamenti, ma qui vediamo anche il contrario: a volte sono i comportamenti a cambiare gli atteggiamenti, proprio per ridurre la dissonanza. È un bel girotondo psicologico!
Sandra Catellani: Ok, allora, una volta che questa tensione si accende, cosa facciamo? Quali sono le strategie che usiamo per ridurre la dissonanza?
Loris Vezzali: Ce ne sono diverse. Non c’è una regola fissa. La prima è modificare uno degli elementi in conflitto: o cambi l’atteggiamento, o cambi il comportamento. Nell’esperimento dei chiodini, era più facile cambiare l’atteggiamento, perché il comportamento ormai era passato.
Sandra Catellani: Quindi, chi ha detto una bugia, come nell'esperimento, cambia il modo di pensare a quello su cui ha mentito…
Loris Vezzali: Esatto!
Loris Vezzali: Un’altra strategia è aggiungere dati cognitivi.
Loris Vezzali: Per esempio, se fumo ma so che fa male, posso cercare informazioni che minimizzino il rischio. Potrei pensare: ma non tutti i fumatori si ammalano.
Loris Vezzali: Oppure posso cambiare il peso delle informazioni: magari penso che, sì, il fumo fa male, ma ormai ho una certa età e mi godo la vita. In pratica, riduco l’importanza dell’incoerenza.
Sandra Catellani: Mi viene in mente che queste strategie si vedono tantissimo anche nei gruppi online, nei social, quando si parla di scelte educative digitali. Tipo, “uso troppo lo smartphone, ma almeno imparo cose nuove”…
Loris Vezzali: Sì, è proprio così! Nei gruppi e nei contesti digitali, la pressione a essere coerenti con il gruppo è fortissima. E spesso le persone trovano modi creativi per giustificare le proprie scelte, anche quando sanno che non sono del tutto coerenti con i propri valori.
Sandra Catellani: Ma quanto conta la consapevolezza dell’incoerenza? Cioè, dobbiamo renderci conto di essere incoerenti per sentire la dissonanza?
Loris Vezzali: Sì, è fondamentale. Se non ci accorgiamo dell’incoerenza, non si attiva la dissonanza. È un processo soggettivo: la persona deve percepire la discrepanza tra atteggiamento e comportamento. E solo allora scatta la motivazione a risolverla.
Sandra Catellani: Quindi, in fondo, siamo tutti un po’ “acrobati” della coerenza, e scegliamo la strategia più facile per sentirci a posto con noi stessi…
Loris Vezzali: Sì, di solito scegliamo la strada meno faticosa. Cambiare comportamento è difficile, quindi spesso cambiamo l’atteggiamento. Ma, attenzione, non c’è una regola: dipende dalla situazione, dalla persona, dal contesto.
Loris Vezzali: E questa flessibilità è anche ciò che rende la dissonanza cognitiva così interessante da studiare.
Sandra Catellani: Entriamo allora nelle fasi della dissonanza cognitiva. C’è un processo, giusto? Non basta che ci sia incoerenza, ci sono dei passaggi precisi…
Loris Vezzali: Sì, ci sono quattro fasi fondamentali. Primo: bisogna percepire l’incoerenza tra atteggiamento e comportamento. Secondo: sentirsi responsabili dell’azione, cioè che la scelta sia stata davvero nostra, non imposta da fuori. Terzo: si deve attivare una risposta fisiologica, la sensazione di disagio di cui parlavamo prima. E quarto: questa attivazione deve essere attribuita proprio all’incoerenza, non a qualcos’altro.
Loris Vezzali: Se manca anche solo una di queste fasi, la dissonanza non si attiva davvero.
Sandra Catellani: Quindi, facciamo la scelta che ci permette di ridurre più facilmente la tensione. E a volte, magari, ci raccontiamo delle storie per sentirci meglio…
Loris Vezzali: Esatto, Sandra. Siamo bravissimi a trovare spiegazioni che ci fanno sentire coerenti, anche quando non lo siamo davvero. E questo vale sia per le scelte quotidiane, sia per le dinamiche di gruppo, dove la pressione sociale può rendere tutto ancora più complesso.
Sandra Catellani: Allora, provo a tirare le fila: la dissonanza cognitiva è un motore potente del cambiamento negli atteggiamenti, si attiva solo se percepiamo l’incoerenza e ci sentiamo responsabili, e scegliamo la strategia più “comoda” per ridurre la tensione. Tre spunti per chi ci ascolta: provate a notare quando sentite quella tensione interna, chiedetevi quale strategia usate per risolverla, e pensate a come questo si riflette nei gruppi, anche digitali. Loris, vuoi aggiungere qualcosa?
Loris Vezzali: Direi che hai riassunto benissimo! Magari aggiungo solo che la consapevolezza di questi meccanismi può aiutarci a essere più critici, sia verso noi stessi che nei gruppi di cui facciamo parte. E, come sempre, la psicologia dei gruppi ci offre strumenti utili anche per la vita di tutti i giorni.
Sandra Catellani: Perfetto! Grazie Loris, e grazie a chi ci ha seguito. Ci sentiamo nel prossimo episodio di “Psicologia dei gruppi”. Ciao Loris!
Loris Vezzali: Ciao Sandra, ciao a tutti! Alla prossima!