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Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé

Lesson 08 of 16

[08] Dissonanza cognitiva e dinamiche educative

From Psicologia dei gruppi
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Overview

In questo episodio esploriamo come la dissonanza cognitiva influenzi i comportamenti degli individui, tra ricompense, punizioni e riti di iniziazione. Con esempi pratici e discussione sulle applicazioni educative, Sandra Catellani e il prof. Loris Vezzali ci guidano attraverso esperimenti e strategie per promuovere cambiamenti autentici negli atteggiamenti.

Psicologia sociale: atteggiamenti, dissonanza cognitiva e sé: [08] Dissonanza cognitiva e dinamiche educative — full transcript

Che cos’è la dissonanza cognitiva

Sandra Catellani: Benvenuti e bentornati a “Psicologia dei gruppi”. Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT On AIr, e con me c’è il professor Loris Vezzali, docente di Psicologia dei Gruppi all’Università di Modena e Reggio Emilia.

Sandra Catellani: Ciao Loris!

Loris Vezzali: Ciao Sandra, ciao a tutte e tutti! È sempre un piacere essere qui, anche se, lo ammetto, sentire la mia voce clonata fa sempre un certo effetto.

Loris Vezzali: Ma almeno così non rischio di perdere la voce come dopo tre ore di lezione!

Sandra Catellani: Il team di EDUNEXT ha clonato la tua voce e genera i dialoghi fra noi con un tool di intelligenza artificiale a partire da videolezioni registrate per il tuo insegnamento all'università. Aggiungo, però, che viene fatto un controllo sui testi per fare in modo che non si discostino eccessivamente dai reali contenuti dei video. Ciò detto...

Sandra Catellani: Riprendiamo il tema della dissonanza cognitiva, per quanti non hanno ascoltato l'ultimo episodio. Proveremo in questo appuntamento di oggi a vederne alcuni risvolti pratici, parlando ad esempio di punizioni, riti di iniziazione, scelte.

Sandra Catellani: Loris, puoi dirci in poche parole cos’è la dissonanza cognitiva in psicologia sociale?

Loris Vezzali: Allora, la dissonanza cognitiva è quel disagio psicologico che proviamo quando ci accorgiamo che c’è un’incoerenza tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo e ciò che facciamo. Quando le nostre idee, i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti non sono allineati, il cervello cerca di ridurre questa tensione, spesso modificando uno degli elementi in gioco. È un meccanismo molto potente, che ci spinge a cercare coerenza interna.

Loris Vezzali: È un processo che ci aiuta a conservare un senso di coerenza interna, ma può anche portarci a giustificare scelte discutibili pur di non ammettere l’incoerenza.

Sandra Catellani: Quindi, la dissonanza cognitiva non è solo una questione individuale, ma si manifesta anche nelle dinamiche di gruppo, influenzando il modo in cui ci adattiamo, giustifichiamo o cambiamo le nostre opinioni.

Sandra Catellani: Ecco, mi sembra che sia un ottimo punto di partenza per capire come premi, punizioni possano influenzare i nostri atteggiamenti.

Premi e punizioni: quanto contano davvero?

Sandra Catellani: Loris, uno degli esperimenti più famosi che riguarda la dissonanza cognitiva coinvolge proprio premi e punizioni.

Sandra Catellani: Mi riferisco a quello del robot e dei bambini.

Sandra Catellani: Ce lo racconti?

Loris Vezzali: Certo! In questo esperimento, ai bambini veniva detto che potevano giocare con tutti i giochi in una stanza, tranne uno: un robot super attraente. Alcuni bambini venivano minacciati con una punizione piccola se avessero toccato il robot, altri con una punizione grande.

Loris Vezzali: Alla fine, nessuno dei bambini giocava col robot. La cosa interessante è che quelli minacciati con la punizione piccola, non potendo giustificare il loro comportamento solo con la minaccia, finivano per convincersi che il robot non era poi così interessante. Invece, chi aveva ricevuto la minaccia grande, continuava a desiderare il robot, perché la punizione era una giustificazione sufficiente.

Sandra Catellani: Quindi, se la minaccia o la ricompensa è troppo grande, la persona può sempre dire “l’ho fatto solo per quello”, e non cambia davvero atteggiamento.

Sandra Catellani: Ma se la motivazione esterna è piccola, scatta la dissonanza e, per risolverla, si cambia davvero opinione.

Sandra Catellani: Mi viene in mente una cosa che mi è successa a scuola: una volta, per motivare la classe a studiare matematica, la professoressa ci promise solo una piccola ricompensa, tipo un gelato.

Sandra Catellani: E alla fine, molti di noi hanno iniziato a pensare che la matematica non fosse poi così male, proprio perché il premio era piccolo e non bastava a spiegare tutto l’impegno!

Loris Vezzali: Esatto, Sandra! È proprio questo il punto: premi e punizioni troppo grandi rischiano di non attivare la dissonanza, mentre quelli moderati spingono le persone a rivedere davvero i propri atteggiamenti. E questo ha implicazioni enormi in ambito educativo, perché se vogliamo promuovere cambiamenti autentici, dobbiamo ragionare su quali leve usare.

Sandra Catellani: Ecco, mi sembra che qui la psicologia sociale ci dia una lezione importante: a volte, meno è meglio.

Sandra Catellani: E non solo con i bambini, ma anche con gli adulti nei gruppi.

Sandra Catellani: Ma c’è un altro aspetto che mi incuriosisce: i riti di iniziazione.

Sandra Catellani: Perché sono così diffusi e, spesso, così impegnativi?

Riti di iniziazione: perché fanno la differenza?

Loris Vezzali: Ottima domanda! I riti di iniziazione sono presenti praticamente ovunque: nelle scuole, nell’esercito, nelle confraternite, ma anche in occasioni come la laurea o l’addio al nubilato.

Loris Vezzali: Sono momenti simbolici. Segnano il passaggio da uno stato all’altro e spesso richiedono uno sforzo o una prova, a volte anche spiacevole.

Sandra Catellani: Sì, e a volte sembrano quasi delle “prove di sopravvivenza”!

Sandra Catellani: Ma perché, secondo la psicologia sociale, questi riti sono così importanti?

Loris Vezzali: Beh, la funzione principale è proprio quella di aumentare l’impegno e la lealtà verso il gruppo. Se una persona ha dovuto superare una prova difficile per entrare, tenderà a valutare molto di più l’appartenenza a quel gruppo. È un modo per rafforzare il legame, sia per chi entra sia per chi già ne fa parte.

Loris Vezzali: E la dissonanza cognitiva spiega bene questo meccanismo: se ho fatto tanta fatica per essere accettato, devo convincermi che ne valeva la pena.

Sandra Catellani: Mi viene da chiederti: oggi, nei contesti digitali, esistono ancora riti di iniziazione?

Sandra Catellani: Penso, ad esempio, ai gruppi online o alle community di gamer…

Loris Vezzali: Assolutamente sì! Anche se sono meno “fisici”, ci sono comunque delle prove di ingresso: può essere la partecipazione a una challenge, la condivisione di contenuti, o il rispetto di certe regole non scritte.

Loris Vezzali: Anche online, superare queste “prove” rafforza il senso di appartenenza e la coesione del gruppo. E, come nei contesti tradizionali, più la prova è impegnativa, più il gruppo diventa importante per chi ne fa parte.

Sandra Catellani: Si tratta del potere della giustificazione dello sforzo…

Il potere della giustificazione dello sforzo

Sandra Catellani: Ma come funziona esattamente?

Loris Vezzali: Sì, è un fenomeno molto interessante. In pratica, quando una persona si impegna molto per entrare in un gruppo, tende a valutare quell’appartenenza come più preziosa. È un modo per dare senso allo sforzo fatto.

Loris Vezzali: Un esempio famoso è quello di un esperimento che ha coinvolto alcune studentesse americane negli anni ’60: chi aveva dovuto superare una prova imbarazzante per entrare in un gruppo di discussione sulla psicologia del sesso, poi valutava più importante l'appartenenza al gruppo rispetto a chi aveva fatto una prova facile.

Sandra Catellani: E qui mi viene in mente il film “Codice d’Onore”.

Sandra Catellani: In questo film i riti di iniziazione nei Marines sono estremi proprio per rafforzare la coesione e la lealtà.

Sandra Catellani: Anche se, ovviamente, il film ci mostra anche i rischi di queste pratiche portate all’eccesso…

Loris Vezzali: Esatto, Sandra. Il punto non è giustificare pratiche dannose, ma capire perché esistono. La giustificazione dello sforzo spiega perché, dopo aver investito tanto, le persone diventano più fedeli e attive nel gruppo. Ma la domanda interessante è: si può creare coesione anche senza passaggi impegnativi? Io direi di sì, ma serve lavorare su altri fattori, come la condivisione di valori, obiettivi comuni e relazioni positive.

Loris Vezzali: Però, lo sforzo condiviso resta uno degli ingredienti più potenti per rafforzare l’identità di gruppo.

Sandra Catellani: Quindi, in sintesi, la fatica e l’impegno non sono solo ostacoli, ma possono diventare risorse per costruire gruppi più coesi e motivati.

Sandra Catellani: E questo vale sia offline che online, anche se le “prove” cambiano forma.

Sandra Catellani: Ma ora, parliamo di cosa succede dopo una scelta difficile…

Dissonanza e decisioni: il cervello dopo la scelta

Sandra Catellani: Loris, un altro aspetto affascinante è la dissonanza decisionale.

Sandra Catellani: Cosa succede nella nostra testa dopo aver preso una decisione importante?

Loris Vezzali: Quando decidiamo tra due opzioni, ci sentiamo incerti. Ma una volta fatta la scelta, il nostro cervello cerca di ridurre la dissonanza: aumentiamo l’apprezzamento per ciò che abbiamo scelto e svalutiamo l’alternativa.

Loris Vezzali: Tipo quando compri un’auto e poi cominci a vederla ovunque, convinto che sia la migliore!

Sandra Catellani: Mi succede sempre con le scarpe… Ma c’è un esempio più drammatico che rende bene quanto possa essere potente la dissonanza.

Sandra Catellani: Ce l’hanno raccontato in una lezione.

Sandra Catellani: Parlavano dei prigionieri americani durante la guerra di Corea. All’inizio erano super patriottici, rifiutavano di scrivere qualcosa contro il loro Paese.

Sandra Catellani: Ma i carcerieri usavano una strategia sottile: ogni giorno chiedevano loro di scrivere qualche piccola critica agli Stati Uniti e magari anche un piccolo elogio al nemico.

Sandra Catellani: Senza minacce, solo carta e penna.

Sandra Catellani: Solo scrivendo e firmando dei fogli, senza nessuna costrizione...

Loris Vezzali: Esatto. Nessuna pistola puntata. Proprio per questo funziona: se fai qualcosa che va contro ciò in cui credi, ma nessuno ti costringe, il cervello cerca coerenza. E alla fine cambi atteggiamento. Alcuni prigionieri, convinti patrioti statunitensi, arrivarono persino a dire che forse il comunismo era un'ottima soluzione per quei paesi.

Strategie educative basate sulla dissonanza

Sandra Catellani: Tanti spunti ed esperimenti interessanti, Loris. Prima di chiudere, proviamo a riportare questi esempi e teorie a scuola ed educazione.

Sandra Catellani: Perché premi e punizioni moderati funzionano meglio in classe, secondo la teoria della dissonanza?

Loris Vezzali: Perché, come abbiamo visto, premi e punizioni troppo grandi offrono una giustificazione esterna che non porta a un vero cambiamento di atteggiamento. Invece, quando la motivazione esterna è moderata, la persona deve trovare una spiegazione interna al proprio comportamento, e questo favorisce un cambiamento autentico. Ad esempio, nei progetti sportivi, abbiamo visto che coinvolgere i genitori come modelli di fair play, chiedendo loro di entrare in campo e promuovere comportamenti positivi, attiva la dissonanza e porta a cambiamenti reali nei loro atteggiamenti.

Sandra Catellani: E lo stesso vale per i ragazzi: se devono spiegare agli altri perché non bisogna imitare comportamenti aggressivi nei videogiochi, poi sono meno portati a farlo loro stessi.

Sandra Catellani: È un modo per sfruttare la dissonanza in chiave educativa.

Sandra Catellani: E con questo, direi che possiamo chiudere l’episodio di oggi.

Sandra Catellani: Loris, vuoi riassumere i tre messaggi chiave da portare a casa?

Loris Vezzali: Volentieri! Primo: parlando di dissonanza cognitiva, premi e punizioni moderati sono fondamentali per modificare gli atteggiamenti.

Loris Vezzali: Secondo: nei riti di iniziazione i meccanismi della dissonanza cognitiva possono aumentare la motivazione e la lealtà al gruppo.

Loris Vezzali: Terzo: per via della dissonanza decisionale, ossia la tensione tra ciò che si è scelto e quello a cui si è rinunciato, ci capita di valutare come migliori le alternative scelte a scapito di quelle scartate.

Sandra Catellani: Grazie Loris, come sempre chiarissimo!

Sandra Catellani: E grazie a chi ci ha seguito.

Sandra Catellani: Vi lascio questa volta con un unico spunto di riflessione piuttosto importante a cui in parte abbiamo già risposto nell'episodio di oggi: come i meccanismi della dissonanza cognitiva possono essere utilizzati per finalità educative?

Sandra Catellani: Continuate a seguirci su “Psicologia dei gruppi”, perché abbiamo ancora tanti temi da esplorare insieme.

Sandra Catellani: Alla prossima!

Loris Vezzali: Grazie Sandra, grazie a tutte e tutti. Ci sentiamo presto, ciao!